Architetta viaggiatrice

Come l’esperienza del viaggio è per me un potente strumento di
trasformazione

Il viaggio ha l’immediato potere di portare l’attenzione “altrove”.
Immaginare una nuova meta, prendere informazioni su quel luogo, sull’itinerario da seguire, fare i conti con il proprio budget ed il tempo a disposizione sono tutte azioni che già preparano al viaggio e che riescono a spostare la propria attenzione dal contesto usuale per immergersi in altri mondi.
Prima di una partenza si preparano i bagagli, scegliendo cosa portare per avere tutto il necessario e non avere pesi inutili.
Spostarsi quindi, realmente o metaforicamente, significa osservare ed osservarsi da un altro punto di vista, dare una forma ai propri desideri ed allo stesso tempo entrare in contatto con le risorse personali e con “l’altrove”.
Viaggiare per me è sempre stata un’esperienza che ha fortemente contribuito a relativizzare tanto il tempo quanto lo spazio e ad avvicinarmi a quelle parti di me a volte nascoste o accantonate, distratta dalla routine quotidiana.
Particolarmente importanti per me sono i viaggi in campeggio, frugali ed itineranti, iniziando da quelli “zaino in spalla”, dalla attenta preparazione del bagaglio, perché cosa portare ha il senso di sentirne tutto il peso sulle mie spalle. Dormire in tenda o, a volte, con il solo sacco a pelo mi restituisce ogni volta la dimensione di essere un piccolo puntino nell’universo, un pezzo minuscolo di una moltitudine in movimento.


Ho spesso viaggiato da sola, vivendo questo momento come occasione per ritrovare una dimensione di ascolto, potendo far emergere le mie esigenze ed affrontando limiti o paure di un’esperienza nuova e sconosciuta. A volte mi sono sentita molto sola, chiedendomi perché avessi deciso di intraprendere quel viaggio; ma quando riemergo mi rendo conto che sono io responsabile di me stessa e posso cambiare il percorso delle cose o il modo in cui le guardo e le vivo. Non sono “le cose” a cambiare ma come noi possiamo relazionarci a queste!
Dal viaggiare consapevolmente, prendendomi per mano, ho trovato ogni volta la possibilità di focalizzare meglio i miei bisogni e, soprattutto, i miei limiti; staccarmi momentaneamente dai luoghi e dalle abitudini -o anche solo immaginare di farlo!- mi restituisce il senso della relatività, aprendo il mio sguardo sul mondo e su di me. Le idee si fanno più chiare, semplificate perché relativizzate, ossia messe in relazione con “altro” e quindi non assolute, non univoche; e torno nel mio spazio con i miei tempi, portando nello zaino nuovi strumenti e risorse rinnovate.
Dopo aver viaggiato, a volte anche solo metaforicamente, ho il senso della possibilità: di cambiare tutto, di lasciare un contesto che non mi rende soddisfatta. E rafforzo la consapevolezza di essere sempre io a poter scegliere, per me e per il mio benessere profondo, di scegliere cosa tenere e cosa lasciare andar, per prendermi cura di me seguendo il percorso congruente con la mia dentità nel qui ed ora.
La consapevolezza del potere della scelta è ciò che trasforma.

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